Un uomo
sofferente d'insonnia si recò da un
medico, conosciuto anche come un
uomo pio. Questi, dopo averlo visitato,
gli disse: " Impara a memoria questi
Ayat (versetti del Santo Corano) e
recitali di notte". L'uomo
l'incalzò: "dottore, questo mi
permetterà di guarire dalla mia insonnia
?" "No - gli fu risposto - ma
ti eviterà di preoccupartene"
Sono numerosi i segnali della crisi
dei paradigmi scientifici a senso unico
ed in particolare della medicina. Il caso
della cura del professor Di Bella e le
polemiche divampate su tutti i media
hanno portato alla luce l'ampio
dissenso sul metodo di cura delle
neoplasie; cosi come ancor più
scalpore fanno le tesi di Peter
Duesberg sull'origine non-virale
dell'Aids (HIV) e sulle sue vere cause
legate all'uso delle droghe.
Questa diffusa perplessità circa le
terapie "ufficiali" della
sanità nazionale ha come risvolto il
crescente interesse della gente ad
approcci alternativi per quel che
riguarda la salute. Al passo con la
crescita dell'informa-zione
sull'inquinamento dell'aria, delle acque
potabili e dell'alimentazione sono tante
anche le notizie riguardanti
sistemi di cura alternativi come
l'agopuntura, l'omeopatia o la
fitoterapia, oppure anche di metodi
diagnostici non ortodossi.
Questa rivalutazione delle terapie
tradizionali non ha però finora
investito l'esperienza posseduta |
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dal mondo
islamico in materia, ossia dalla
medicina chiamata
"Tibb al Nabawi", la
medicina del Profeta. Il nome
significa letteralmente medicina
profetica. Essa è basata sui detti
(Ahadith) di Muhammad , ma comunque ha
finito per inglobare molto più del
piccolo numero di detti al riguardo, per
incorporare elementi della pratica medica
dei greci e degli indiani che
erano in sintonia con quanto enunciavano
i principi generali dell'Islam. Del
resto va ricordato che tutta la
civiliz-zazione islamica si propone
piuttosto come una sintesi del meglio
offerto dall'ingegno umano, e questo vale
anche nel campo della medicina. Per
comprendere la concreta realtà della
salute, è intanto indispensabile capire
cosa sia la malattia. Non è facile
definirla nel mondo contemporaneo
dell'ipermate-rialismo, del tecnicismo e
della massifi-cazione statistica.
Quest'ultima è finita per diventare un
vero e proprio "intermediario"
fra noi e la realtà, come è stato
recen-temente scritto da Ivan
Illich. "Si è arrivati al
culmine della pretesa del medico di
rivelare al paziente il suo stato di
salute e di assoggettarlo ai propri
dettami. Il paziente è sempre più
portato a vedere se stesso attraverso gli
occhi del medico al punto di prestarsi ad
una sorta di autopsia nel senso più
stretto della parola, rinunciando
all'esperienza di sentire la propria
corporeità e di |
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| perce-pirsi
con tutti i suoi sensi. La fase diagnostica
non coincide più con l'immagine reale di
un medico che indaga con il paziente ma
si risolve in un groviglio di analisi, di
letture strumentali che più spesso
indicano solo curve di probabilità. Il
modo di fare diagnosi non permette più
al medico di praticare una guarigione ma
solo di imbottirlo di "rivelazioni
di rischi" Da una parte la malattia
viene espulsa dalla vita sociale perché
non partecipa al carnevale permanente
delle merci nuove da consumare, carnevale
che si é instaurato in tutta la
comuni-cazione sociale (radio, giornali e
tv) dove dovremmo essere tutti e
per sempre giovani belli e alla
moda. In un altro verso la malattia
invece serve al miraggio di una società
materialistica che pretende di avere un
rimedio a tutto, dietro ovviamente un
certo pagamento; basta esaminare i
bilanci dell'industria farmaceutica che,
grazie ai metodi del marketing, sforna e
vende decine di farmaci
best-seller, talvolta inutili e quasi
sempre assenti dalle liste dei farmaci
essenziali fornite dall' OMS. Se la
malattia appare come una parte
non eliminabile della condizione
umana sulla terra, un hadith - riportato
dal Bukhari - ci dice che "Allah non
ha mandato sulla terra una malattia senza
mandare anche la sua cura". La
malattia - nel lessico arabo
"marad" - è usata
nel |
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