Recentemente
nel mondo anglosassone una nuova parola
è entrata nel linguaggio usuale, con lo
scopo di evocare ciò che accade
soprattutto nei media, la parola è
"Islamofobia". Essa fu coniata
nei primi mesi del 1980, e nel 1991 fece
la sua prima apparizione sui media in un
periodico americano. La parola non è
ideale, ma è stata adottata per
l'assonanza con parole simili quali
"xenofobia",
"claustrofobia" o
"sessuofobia". Tuttavia si
deve ammettere che riesce
a trasmetterci all'istante
quella paura e quel disgusto per
l'Islam, e di conseguenza la
diffidenza verso i musulmani, che
la maggior parte dei giornali, anche
quelli italiani, è pronta ad esibire in
molte occasioni. Un certo timore nei
confronti dei musulmani è sempre
esistito nei paesi occidentali, retaggio
dei secoli passati. Via via si sono
susseguite nella memoria collettiva le
figure del saraceno, del moro, e del
" turco" che poi, per la
verità, il colonialismo aveva sbiadito
invertendo i termini del problema.
Negli ultimi venti anni
invece il sentimento negativo ha
ripreso vigore divenendo più esplicito,
più virulento ed anche più pericoloso
mercé la nuova generalizzazione a carico
dei musulmani: ovvero "il
ter-rorismo fondamentalista" od
anche "l'integralismo".
Quando il rapporto del Runnymede Trust fu
pubblicato nel febbraio del 1997
l'Indipendent lo evidenziò con un titolo
cubitale, rimproverandogli di |
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tentare
d'imporre "l'islamicamente
corretto" come se fosse una
provocatoria messa in scena per stornare
il biasimo per l'Islam provato
dall'opinione pubblica. In realtà il
termine islamofobia si riferisce
all'ostilità preconcetta nei confronti
dell'Islam. Il rapporto analizza una
situazione del tutto nuova, quella che ha
visto negli ultimissimi anni
crescere un pregiudizio anti-islamico in
modo tanto considerevole e veloce
da impressionare. Uno sviluppo
inquietante, che ci ricorda un
recente periodo della storia d'Europa
quando un altro inedito termine divenne
altrettanto popolare:
l'antise-mitismo.
Gli esempi purtroppo non mancano
nell'Europa attuale come dimostrano le
atrocità accadute nelle guerre nell'ex-
Jugoslavia. La costante immissione di
piccole dosi di "veleni"
informativi ad opera di uno sciagurato
nazionalismo fin dai primi anni ottanta
scatenò alla fine gli odi e gli
oltraggi che ormai tutti conoscono.
Il conio della parola islamofobia
denuncia quella spirale velenosa
che alcuni quotidiani e settimanali
innescano (come Gad Lerner che ha
paragonato in una trasmissione televisiva
Hitler all'islamismo). Il termine segnala
quello che per i musulmani è un vero e
proprio pericolo in agguato, le
conse-guenze pratiche di una tale
ostilità manifestate dalla
discriminazione contro cittadini
musulmani e le loro comunità: come
adesempio l'esclusione di musulmani da
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politiche
o sociali, o la super-ficialità degli
assistenti sociali che si occupano dei
problemi delle adolescenti di famiglie
musulmane immigrate senza valutare
adeguatamente le tradi-zioni religiose od
ancestrali (come testimoniato nel 1994
dal dramma di Colmar in Francia).
Va premesso che questo termine non si
estende automaticamente a chi non
sia d'accordo con tutti o con
taluni aspetti dell'Islam, né tantomeno
con esso si vuole demonizzare o
scoraggiare chiunque voglia esprimere
legittime critiche a sue regole o
comportamenti. I seguaci di altri credi
religiosi possono essere in disaccordo
con i punti di vista teologici
dell'Islam, allo stesso modo in cui i
laici o gli atei lo sono con chiunque
creda. In una libera democrazia è
inevitabile e salutare che la gente
voglia criticare e opporsi talvolta
con foga ad opinioni e comporta-menti con
cui non si sia d'accordo Riteniamo
legittimo criticare paesi abitati da
musulmani, specie quando vengano violati
alcuni diritti umani o libertà
democratiche. Così come condannare atti
o movimenti terroristici che affermino di
essere motivati da valori islamici. Si
possono anche discutere alcune attitudini
con cui i musulmani vedono
"l'occidente", il suo laicismo
o le altre credenze religiose. Dibattiti,
articoli o libri che argomentino su
queste cose meritano di circolare fra i
musulmani. Allora come si fa a
distingue |
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