N.1                                                      ISLAMICA                                     pag. 15 
     

 

     

Il rapporto del Runnymede Trust

islamofobia

Una sfida per tutti noi

     

Recentemente nel mondo anglosassone una nuova parola è entrata nel linguaggio usuale, con lo scopo di evocare ciò che accade soprattutto nei media, la parola è "Islamofobia". Essa fu coniata nei primi mesi del 1980, e nel 1991 fece la sua prima apparizione sui media in un periodico americano. La parola non è ideale, ma è stata adottata per l'assonanza con parole simili quali "xenofobia", "claustrofobia" o "sessuofobia". Tuttavia si deve  ammettere  che riesce a  trasmetterci all'istante  quella  paura e quel disgusto per l'Islam, e di conseguenza la diffidenza  verso i musulmani, che la maggior parte dei giornali, anche quelli italiani, è pronta ad esibire in molte occasioni. Un certo timore nei confronti dei musulmani è sempre esistito nei paesi occidentali, retaggio dei secoli passati. Via via si sono susseguite nella memoria collettiva le figure del saraceno, del moro, e del " turco" che poi, per la verità, il colonialismo aveva sbiadito invertendo i termini del problema. 
Negli ultimi venti anni  invece  il sentimento negativo ha ripreso vigore divenendo più esplicito, più virulento ed anche più pericoloso mercé la nuova generalizzazione a carico dei musulmani: ovvero "il ter-rorismo fondamentalista" od anche "l'integralismo".   
Quando il rapporto del Runnymede Trust fu pubblicato nel febbraio del 1997 l'Indipendent lo evidenziò con un titolo cubitale,
rimproverandogli di

 tentare d'imporre "l'islamicamente corretto" come se fosse una provocatoria messa in scena per stornare il biasimo per l'Islam provato dall'opinione pubblica. In realtà il termine islamofobia si riferisce all'ostilità preconcetta nei confronti dell'Islam. Il rapporto analizza una situazione del tutto nuova, quella che ha visto negli ultimissimi anni  crescere un pregiudizio anti-islamico in modo tanto considerevole e veloce da  impressionare. Uno sviluppo inquietante, che  ci ricorda un recente periodo della storia d'Europa quando un altro inedito termine divenne altrettanto popolare: l'antise-mitismo. 
Gli esempi purtroppo non mancano nell'Europa attuale come dimostrano le atrocità accadute nelle guerre nell'ex- Jugoslavia. La costante immissione di piccole dosi di "veleni" informativi ad opera di uno sciagurato nazionalismo fin dai primi anni ottanta scatenò alla fine gli odi e gli oltraggi  che ormai tutti conoscono.
Il conio della parola islamofobia   denuncia quella spirale velenosa che alcuni quotidiani e settimanali innescano (come Gad Lerner che ha paragonato in una trasmissione televisiva Hitler all'islamismo). Il termine segnala quello che per i musulmani è un vero e proprio pericolo in agguato, le conse-guenze pratiche di una tale ostilità manifestate dalla discriminazione contro cittadini musulmani e le loro comunità: come adesempio l'esclusione di musulmani da istituzioni

politiche o sociali, o la super-ficialità degli assistenti sociali che si occupano dei problemi delle adolescenti di famiglie musulmane immigrate senza valutare adeguatamente le tradi-zioni religiose od ancestrali (come testimoniato nel 1994 dal dramma di Colmar in Francia).
Va premesso che questo termine non si estende automaticamente a chi non sia  d'accordo con tutti o con taluni aspetti dell'Islam, né tantomeno con esso si vuole demonizzare o scoraggiare chiunque voglia esprimere legittime critiche a sue regole o comportamenti. I seguaci di altri credi religiosi possono essere in disaccordo con i punti di vista teologici dell'Islam, allo stesso modo in cui i laici o gli atei lo sono con chiunque creda. In una libera democrazia è inevitabile e salutare che la gente voglia criticare e  opporsi talvolta con foga ad opinioni e comporta-menti con cui non si sia d'accordo Riteniamo legittimo criticare paesi abitati da musulmani, specie quando vengano violati alcuni diritti umani o libertà democratiche. Così come condannare atti o movimenti terroristici che affermino di essere motivati da valori islamici. Si possono anche discutere alcune attitudini con cui i musulmani vedono "l'occidente", il suo laicismo o le altre credenze religiose. Dibattiti, articoli o libri che argomentino su queste cose meritano di circolare fra i musulmani.  Allora come si fa a distingue