Al tempo
della Jahilyya (ovvero dell'ignoranza
come venne chiamata dai musulmani l'epoca
precedente al messaggio trasmesso dal Profeta
) nell'area
circostante la Kaaba erano posti 360
idoli in pietra, in legno e di tutte le
fogge e dimensioni. Ciascuno di esso
rappresentava le manie, le
"fissazioni" degli arabi
dell'epoca, ovvero le loro paure o le
loro idee di felicità. L'enorme distanza
del tempo indurrebbe a farci sorridere
della cosa, ma, se alla pietra
sostituiamo la pellicola o il nastro
magnetico degli spot pubblicitari, ecco
che d'incanto le nostre ossessioni, le
nostre fantasticherie, in grado di
squilibrarci, non risulteranno cosi
diverse da ciò che preoccupava anche
allora le menti degli uomini.
Nell'ottavo anno dell'Egira i musulmani
riuscirono a mettere fine alla guerra con
la città della Mecca, ottenendo una
vittoria senza spargimento di sangue; i
suoi abitanti si aspettavano una
terribile vendetta, non avendo mai
smesso per venti anni di opprimere Muhammad
ed i suoi compagni.
Ma nel momento della loro disfatta
vennero trattati con grande magnanimità.
"Andate, siete liberi", furono
le parole con le quali Muhammad
concesse |
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un'amnistia
generale. Dopo un breve
riposo, il Profeta compì l'abluzione ed
indossata la cotta di maglia e l'elmo
mise la spada alla cintura, mentre nella
mano impugnò un bastone. Dopodiché
montò sulla sua cavalcatura (una
cammella bianca) e si diresse senza
indugi verso la Kaaba. Giunto lì, toccò
col suo bastone la pietra nera e gridò
"Allahu Akbar", grido
subito ripetuto dai suoi vicini, e
via via da tutta la gente accorsa nelle
strade di Mecca. Poi, dopo aver fatto
sette giri intorno alla Sacra Casa,
avanzò verso i 360 idoli che la
circondavano disposti in larghi
cerchi e, recitando il versetto "E'
giunta la verità e la falsità svanisce:
in verità la falsità è destinata a
svanire" (Corano XVII, 81), puntò
il bastone verso la prima grossa statua e
la frantumò facendola cadere in avanti.
Cosi prese a fare altrettanto con le
altre. Distrutti tutti gli idoli della
spianata antistante la Kaaba, cominciò a
risuonare dall'antico santuario l'Adan,
la chiamata alla preghiera.
Il monoteismo è ciò che è
più fragile nell'umanità, ciò che per
le forze avverse è più facile da far
abbandonare.
Il tawhid, ovvero la fede in un
unico Dio, ha tre aspetti:
1) Tawhid ar Rububiyya. L'unicità della
Signoria di Allah, credere che c'è solo
un Signore per tutto l'Universo, il suo |
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Creatore,
Organizzatore e Benefattore.
2) Tawhid al Uluhiyya. L'Unicità della
devozione ad Allah, credere che nessuno
oltre ad Allah abbia il diritto di essere
adorato (ad esempio pregandolo,
invocandolo, sup-plicando aiuto,
offrendogli sacrifici o digiunando in sua
gloria).
3) Tawhid al Asma wa Sifat. Unicità dei
Nomi e degli attributi di Allah.
Ossia credere che non dobbiamo nominare o
qualificare Allah se non con i nomi
e le qualità che Egli o il Suo Messaggero ci hanno trasmesso ed
inoltre credere che nessun altro possa
essere nomi-
nato o qualificato con i nomi o gli
attributi di Allah (ad esempio Al Karim).
Noi dobbiamo accettare tutto degli
attributi di Allah, da Lui rivelati nel
Sacro Libro (Il Corano) o che sono stati
menzionati tramite il suo Messaggero, Muhammad senza cambiarli od ometterli,
oppure alterarne completamente i
significati o riferirli a qualsiasi altra
cosa creata. I tre aspetti del tawhid
sono racchiusi nel significato di
"La ilaha illa Allah". |
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