N.1                                                      ISLAMICA                                      pag. 4 
     

 

 

TAWHID

l
'UNICITA'  DI   ALLAH

 
Al tempo della Jahilyya (ovvero dell'ignoranza come venne chiamata dai musulmani l'epoca precedente al messaggio trasmesso dal Profeta )  nell'area circostante la Kaaba erano posti 360 idoli in pietra, in legno e di tutte le fogge e dimensioni. Ciascuno di esso rappresentava le manie, le "fissazioni" degli arabi dell'epoca, ovvero le loro paure o le loro idee di felicità. L'enorme distanza del tempo indurrebbe a farci sorridere della cosa, ma, se alla pietra sostituiamo la pellicola o il nastro magnetico degli spot pubblicitari, ecco che d'incanto le nostre ossessioni, le nostre fantasticherie, in grado di squilibrarci, non risulteranno cosi diverse da ciò che preoccupava anche allora le menti degli uomini.
Nell'ottavo anno dell'Egira i musulmani riuscirono a mettere fine alla guerra con la città della Mecca, ottenendo una vittoria senza spargimento di sangue; i suoi abitanti si aspettavano una terribile vendetta, non  avendo mai smesso per venti anni di opprimere Muhammad ed
i suoi compagni. Ma nel momento della loro disfatta vennero trattati con grande magnanimità. "Andate, siete liberi", furono le parole con le quali Muhammad concesse
un'amnistia generale. Dopo un breve riposo, il Profeta compì l'abluzione ed indossata la cotta di maglia e l'elmo mise la spada alla cintura, mentre nella mano impugnò un bastone. Dopodiché montò sulla sua cavalcatura (una cammella bianca) e si diresse senza indugi verso la Kaaba. Giunto lì, toccò col suo bastone la pietra nera e gridò "Allahu Akbar", grido subito  ripetuto dai suoi vicini, e via via da tutta la gente accorsa nelle strade di Mecca. Poi, dopo aver fatto sette giri intorno alla Sacra Casa, avanzò verso i 360 idoli che la circondavano  disposti in larghi cerchi e, recitando il versetto "E' giunta la verità e la falsità svanisce: in verità la falsità è destinata a svanire" (Corano XVII, 81), puntò il bastone verso la prima grossa statua e la frantumò facendola cadere in avanti. Cosi prese a fare altrettanto con le altre. Distrutti tutti gli idoli della spianata antistante la Kaaba, cominciò a risuonare dall'antico santuario l'Adan, la chiamata alla preghiera.
Il monoteismo  è ciò che è  più fragile nell'umanità, ciò che per le forze avverse è più facile da far abbandonare.
Il tawhid, ovvero la fede in un  unico Dio, ha tre aspetti:
1) Tawhid ar Rububiyya. L'unicità della Signoria di Allah, credere che c'è solo un Signore per tut
to l'Universo, il suo
Creatore, Organizzatore e Benefattore.
2) Tawhid al Uluhiyya. L'Unicità della devozione ad Allah, credere che nessuno oltre ad Allah abbia il diritto di essere adorato (ad esempio pregandolo, invocandolo, sup-plicando aiuto, offrendogli sacrifici o digiunando in sua gloria).   
3) Tawhid al Asma wa Sifat. Unicità dei Nomi e degli attributi di Allah.  Ossia credere che non dobbiamo nominare o qualificare Allah  se non con i nomi e le qualità che Egli o il Suo
Messaggero ci hanno trasmesso ed inoltre credere che nessun altro possa essere nomi-
nato o qualificato con i nomi o gli attributi di Allah (ad esempio Al Karim). Noi dobbiamo accettare tutto degli attributi di Allah, da Lui rivelati nel Sacro Libro (Il Corano) o che sono stati menzionati tramite il suo Messaggero,
Muhammad senza cambiarli od ometterli, oppure alterarne completamente i significati o riferirli a qualsiasi altra cosa creata. I tre aspetti del tawhid sono racchiusi nel significato di  "La ilaha illa Allah".