Vi sono
molti punti di vista contrastanti a
proposito dell'uso dell'arma aerea contro
i serbi. Ma è sorprendente che alcuni
paesi musulmani hanno posto interrogativi
sulle iniziative militari della NATO
contro la Serbia, appoggiando
indirettamente, in tal modo, il
"Massacratore" di Belgrado. E'
vero che la NATO ha preso molto tempo
prima di decidere un'iniziativa militare.
E' anche vero che gli Stati Uniti hanno
seguito un duplice standard quando hanno
avuto a che fare con Israele ed in molti
altri casi. Ma è necessario, nel caso
presente, indagare se sono stati
intrapresi i passi giusti.
La verità è che gli attacchi aerei sono
arivati troppo tardi. Il negoziato di
pace è fallito per tre volte nel corso
di sei mesi. Richard Holbrooke, l'inviato
del Presidente americano, che aveva
incontrato il Presidente Milosevic per
indurlo ad accettare il piano di pace di
Parigi, firmato dal rappresentante dei
kossovari di etnia albanese, non riuscì
a convincerlo. Il colloquio di 47 minuti
tra Holbrooke e Milosevic, nella terza
settimana del mese di marzo 1999, fallì
ed il secondo round di colloqui tra
Milosevic e Holbrooke si chiuse il 23
marzo senza alcun risultato.
Mentre i tentativi di pace continuavano,
l'offensiva serba andava avanti. Non
appena gli osservatori internazionali
disarmati vennero ritirati, le truppe
serbe lanciarono un'offensiva nel
Kossovo. L'offensiva dell'esercito
yugoslavo sembrò intensificarsi,
nell'evidente tentativo di occupare
quanto più territorio possibile prima
dell'intervento della NATO. Mezzi
corazzati, artiglieria e mitragliatori si
facevano sentire intorno alla capitale
della regione, Pristina, ed il fumo
saliva dai villagi circostanti di etnia
albanese. Le case venivano bruciate,
l'elettricità veniva tagliata, mancava
persino l'acqua. Gli innocenti kossovari
albanesi cercavano rifugio in locali di
fortuna o nelle scuole, mentre a migliaia
di essi non rimaneva che la fuga. La vita
degli albanesi era in pericolo
semplicemente perchè essi erano albanesi
e perchè erano musulmani. Mezzo milione
di essi sono divenuti dei profughi, la
maggior parte dei rifugiati sono donne e
bambini |
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Tony Blair, il
Primo Ministro inglese, in un suo
intervento di fronte alla Camera dei
Comuni disse quanto segue:
"Duecentocinquantamila persone sono
stati espulse con la forza,
venticinquemila in quattro giorni da
quando il megoziato (di pace) ha avuto
inizio, forse cinquemila al giorno sono
stati cacciati ed ogni singolo villagio
è stato dato alle fiamme. Famiglie
intere sono state allontanate dalle
loro case, duemila persone sono state
uccise dall'estate scorsa ad ora, ed un
milione di rifugiati sono stati espulsi
dall'ex Jugoslavia. Ci sono pochi motivi
per essere ottimisti".
In queste circostanze nessuno sapeva cosa
fare con queste decine di migliaia di
persone. Non vi era alcun indizio che
l'offensiva serba stesse per finire,
nessun segnale di rallentamento del
conflitto e nessun sintomo di
disponibilità al compromesso.
"Nessun significativo progresso è
stato fatto", disse Holbrooke quando
andò a Bruxelles per discutere con i
comandanti della NATO. Sia il tempo che
la speranza si stavano esaurendo.
La situazione nel Kossovo era terribile.
La violenza serba nella capitale e i
combattimenti nei villaggi erano in
ascesa. Gli attacchi militari serbi si
intensificavano colpo d'artiglieria dopo
colpo. I carri armati serbi si
avvicinavano, gli abitanti albanesi dei
villaggi erano terrorizzati. Oltre
diecimila kossovari albanesi partirono
per la Macedonia, aggiungendosi ai
cinquantamila rifugiati che già si
trovavano in Macedonia. Lo stato d'animo
a Pristina era di paura e profondo
sconforto. L'esercito yugoslavo e le
forze di sicurezza serbe manovravano
nella regione, I kossovari albanesi
dicevano a se stessi: "siamo
circondati dai carri armati serbi, saremo
massacrati". Dall'altra parte i
serbi dicevano: "distruggeremo la
NATO ed i kossovari albanesi".
Il fallimento degli sforzi diplomatici di
Holbrooke per giungere alla pace con il
negoziato ed il fallimento dei colloqui
di Parigi da un lato, e l'offensiva ed il
genocidio serbo nel Kossovo dall'altro
lato, hanno lasciato la comunità
internazionale senza altra alternativa
che quella di contemplare un'azione
militare contro Belgrado.
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